L’Intelligenza Artificiale sta ridefinendo processi, ruoli e responsabilità nelle funzioni marketing e vendite. Per comprendere dove l’AI possa generare un reale vantaggio competitivo, e quali competenze restino imprescindibilmente umane, abbiamo intervistato Robert Julian Smith, consulente di marketing con un’ampia esperienza internazionale nell’implementazione di strategie digitali basate sull’AI e docente presso l’Università LUISS Guido Carli, la LUISS Business School e Umbria Business School.

In quali fasi del processo di marketing e vendita l’AI può oggi fare la differenza più significativa in termini di performance?

L’AI produce risultati concreti quando interviene nelle fasi strategiche, non solo in quelle esecutive.

Le aree con l’impatto più rilevante sono tre:

Analisi e preparazione. Ricerca di mercato, analisi competitiva, definizione del cliente ideale, mappatura del customer journey. In questa fase l’AI accelera la comprensione del contesto, riduce le ipotesi non fondate e migliora la qualità delle decisioni strategiche.

Personalizzazione e priorità. Segmentazione avanzata, qualificazione dei lead, comunicazioni calibrate sul contesto reale del cliente. L’AI consente di passare da messaggi generici a interazioni rilevanti, con particolare efficacia nei processi B2B e nelle vendite complesse.

Supporto operativo e decisionale. Preparazione di proposte commerciali, follow-up, materiali di vendita, simulazione delle obiezioni quindi formazione. L’AI non sostituisce il venditore, ma lo rende più preparato, più rapido e più coerente.

Il vero salto di performance non consiste nel fare più attività, ma nell’eseguire meglio quelle che generano valore.

Qual è il passaggio chiave per integrare l’AI nei processi di marketing e vendita, andando oltre l’uso di singoli strumenti?

Il passaggio chiave è spostare l’attenzione dagli strumenti ai processi.

Molte aziende introducono l’AI come se fosse un software aggiuntivo. In realtà, l’AI genera risultati quando viene integrata nel modo in cui si prendono le decisioni, si preparano le attività e si lavora in team.

Questo richiede:

  • chiarire quali decisioni si vogliono migliorare
  • definire quali informazioni servono realmente
  • utilizzare l’AI come supporto al ragionamento, non come scorciatoia operativa

Nel corso che tengo per SCFU lavoriamo anche su questo aspetto: sviluppare la capacità di pensare con l’AI, non semplicemente di utilizzarla.

Quali sono gli errori più frequenti che limitano l’efficacia dell’AI nelle attività di marketing e vendita?

Gli errori più comuni sono quattro:

  • Utilizzare l’AI esclusivamente per produrre contenuti. Post, email, testi. Senza una strategia a monte, il risultato è semplicemente un aumento del rumore.
  • Delegare all’AI decisioni non strutturate. Se il processo decisionale umano è confuso, l’AI amplifica la confusione.
  • Carenza di contesto e di dati di qualità. L’AI opera efficacemente solo quando riceve informazioni chiare, coerenti e pertinenti.
  • Aspettarsi risultati immediati senza modificare il metodo di lavoro. L’AI non è una soluzione automatica: è un moltiplicatore. Funziona solo se accompagnata da disciplina, metodo e consapevolezza.

Puoi raccontarci un caso concreto in cui l’uso dell’AI ha migliorato l’efficienza o la qualità di un’attività di marketing o vendita?

Un caso particolarmente significativo è quello di LDG Forest Group, azienda danese con una forte presenza internazionale e con la sede italiana proprio qui in Umbria.

LDG opera su due tipologie di clientela distinte, B2B e B2C, con esigenze, linguaggi e percorsi d’acquisto completamente diversi. Prima dell’introduzione dell’AI, questa distinzione non sempre avveniva in modo efficace nelle prime fasi di contatto, con conseguente dispersione di tempo e risorse interne.

In questo contesto, l’introduzione di AI agent chatbot, operativi 24 ore su 24, 7 giorni su 7, ha portato a un incremento del 68% nella lead generation, ma soprattutto ha permesso di:

  • distinguere immediatamente tra richieste B2B e B2C
  • indirizzare correttamente gli utenti verso il percorso più appropriato
  • ridurre significativamente il tempo dedicato a contatti non qualificati

L’elemento distintivo non è solo il dato quantitativo, ma il modello operativo adottato: gli AI Agent non si limitano a rispondere a domande generiche. Intercettano esigenze specifiche, qualificano il contatto e lo indirizzano correttamente. Operano come primo livello di relazione commerciale in modo continuo, senza interruzioni.

Questo ha consentito al team interno di concentrarsi su contatti qualificati e conversazioni ad alto valore.

Parallelamente, sto collaborando con diverse aziende che stanno introducendo AI agent anche all’interno dell’organizzazione, non solo verso l’esterno. In ambito manifatturiero, commerciale e amministrativo, questi agenti supportano:

  • il personale di vendita nella preparazione e gestione delle trattative
  • i reparti produttivi nel monitoraggio della qualità e nella gestione delle non conformità
  • i team amministrativi nelle attività ripetitive e di supporto
  • le funzioni operative nella gestione delle informazioni e dei flussi interni

In tutti questi casi, l’AI non sostituisce le persone: assorbe il lavoro a basso valore aggiunto, riduce le inefficienze organizzative e incrementa la produttività complessiva dell’azienda. È in questa modalità che l’AI diventa un reale vantaggio competitivo: quando opera in modo costante e silenzioso, lasciando alle persone le decisioni, le relazioni e la responsabilità finale.

Qual è la componente umana che deve rimanere centrale nei processi di marketing e vendita anche quando si integra l’intelligenza artificiale?

La componente umana che deve rimanere centrale è la responsabilità del giudizio e il pensiero critico.

L’AI può analizzare, suggerire, simulare.

L’AI può analizzare, suggerire, simulare. E proprio liberando tempo dalle attività ripetitive, permette alla creatività umana di emergere come mai prima d’ora. Non mi sono mai considerato una persona particolarmente creativa. Ma lavorando con l’AI, mi accorgo che libera spazio mentale per connettere la mia esperienza, le idee e le intuizioni in modi nuovi, e questo genera soluzioni che a volte sorprendono persino me.

Ma restano prerogative umane:

  • la comprensione profonda delle persone
  • la capacità di interpretare il contesto
  • la responsabilità della scelta finale

Marketing e vendite si fondano su fiducia, relazioni e decisioni prese in condizioni di incertezza. L’AI è uno strumento di grande efficacia, ma la strategia, l’etica e la relazione restano ambiti esclusivamente umani. È questo l’equilibrio che cerco di trasmettere nei miei corsi: utilizzare l’AI per lavorare meglio, non per smettere di pensare.

Questi temi, dall’integrazione dell’AI nei processi decisionali agli errori più frequenti fino ai casi concreti di applicazione, saranno al centro del corso avanzato  “AI per Marketing e Vendite: Laboratorio Operativo per PMI”  che Robert Julian Smith terrà presso la nostra Business School, il prossimo 11 marzo 2026.

editor

24/02/2026