Non è più solo una questione di software o automazione. Sempre più manager nel mondo stanno iniziando a parlare dell’intelligenza artificiale come di un vero compagno di lavoro. A dirlo non è una provocazione futuristica, ma un importante studio internazionale di MIT Sloan Management Review e Boston Consulting Group (BCG), pubblicato a novembre 2025.

Secondo la ricerca, che ha coinvolto oltre 2.100 dirigenti in 116 Paesi, il 76% dei manager considera oggi l’AI agentica più simile a un collega che a un semplice strumento tecnologico. Un dato che segna un cambio di paradigma profondo nel modo in cui le organizzazioni stanno integrando l’intelligenza artificiale nei processi quotidiani.

Quando si parla di AI agentica, infatti, non ci si riferisce più a sistemi che si limitano a supportare le decisioni umane. Gli agenti AI sono progettati per pianificare attività, prendere decisioni operative, agire in autonomia e apprendere dall’esperienza. In molte aziende stanno già collaborando con le persone nella gestione di processi complessi, dal customer service alle operations, fino alle attività ad alto contenuto cognitivo.

La diffusione di questi sistemi è tutt’altro che teorica. Una parte significativa delle imprese ha già avviato sperimentazioni o implementazioni concrete, mentre molte altre si stanno preparando a farlo nel breve periodo. Le aspettative dei manager sono chiare: nei prossimi tre anni, il livello di autonomia decisionale affidato all’AI è destinato a crescere in modo esponenziale.

Ma il report mette in luce anche una tensione cruciale. Se la tecnologia avanza rapidamente, le organizzazioni fanno più fatica ad adattare modelli di governance, ruoli, competenze e stili di leadership. Molte aziende si trovano a introdurre agenti intelligenti in strutture pensate per un lavoro esclusivamente umano, senza aver ancora ridefinito responsabilità, processi decisionali e criteri di controllo.

È qui che la sfida diventa soprattutto culturale e manageriale. Come si governa un “collega” che non è umano? Quanto spazio di autonomia concedergli? Come si mantengono responsabilità, etica e trasparenza senza rallentare l’innovazione? Secondo MIT Sloan e BCG, il successo dell’AI agentica dipenderà meno dalla tecnologia in sé e molto di più dalla capacità dei leader di ripensare l’organizzazione del lavoro.

Per il mondo della formazione manageriale, questo scenario apre una nuova responsabilità. Preparare leader e professionisti a lavorare con l’intelligenza artificiale significa andare oltre le competenze tecniche, per sviluppare capacità di lettura dei processi, progettazione organizzativa, gestione del cambiamento e leadership in contesti ibridi uomo–macchina.

L’AI non sta semplicemente entrando nelle imprese. Sta cambiando il modo in cui lavoriamo, decidiamo e collaboriamo. E come ogni nuovo “collega”, richiede tempo, consapevolezza e competenze per essere davvero integrata.

 

editor

26/01/2026